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Incipit Cangura

Apr 06, 2016

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Il volume raccoglie due irriverenti romanzi brevi di Juz Aleškovskij, di ambientazione tardo-staliniana: La cangura e Nikolaj Nikolaevič: il donatore di sperma, caratterizzati dalla verve polemica e paradossale del linguaggio. Nel primo Fan Fanyč è accusato del brutale omicidio della cangura Gemma allo zoo di Mosca –consumato nell’improbabile notte tra il 14 luglio 1789 e il 9 gennaio 1905 – e iniziano per lui le mostruose cerimonie dell’arresto, del processo dinanzi alle rappresentanze di tutti i paesi della costituzione staliniana, e dell’internamento in un campo di prigionia… La cangura è la storia di un’ingiustizia, epocale e collettiva, contrabbandata per verità e raccontata con il fervore parodico della più cocciuta e scanzonata insolenza. La stessa che troviamo in Nikolaj Nikolaevič: il donatore di sperma. Qui il protagonista è appena uscito dal lager e vivacchia facendo il borseggiatore sugli autobus, ma trova poi un lavoro stabile come donatore di sperma in un istituto di rice

  • LA CANGURAtraduzione di Emanuela Bonacorsi

    Ad Aleksej

  • 1Allora, Kolja, procediamo con ordine, anche se non mi chia-ro che ordine pu mai esserci in questa storia assurda

    Quellanno, il 1949, ero luomo pi infelice del pianeta eforse di tutto il sistema solare, anche se ovviamente lo sapevosolo io. Linfelicit non mica come essere famosi, non hainessun bisogno del riconoscimento universale per questo.

    Ma procediamo con ordine. Luned stavo per andare incooperativa a consegnare una partita di velette appena ter-minate, quando squilla il telefono. Le velette le facevo soloper dimostrare che pure da invalido sono utile alla societ, ein ogni caso, non so perch, ma quasi quasi mi piaceva conlinchiostro punteggiare la trina di piccoli nei. Te ne stai se-duto a far piovere gocce, e ricordi i bei tempi andati, quandoti scolavi un buon whiskey White Horse con il capo della do-gana di Singapore. Dicevo, squilla il telefono. Rispondo.

    Qui Guljaev, dico allegramente alias Sidorov, aliasKazenelenbogen, alias von Patoff, alias Erkranc, alias Pet-janikov, alias Eccetera!

    Te la do io, trombone reazionario! fa una voce, e io migiro senza fiatare verso la finestra, perch capisco che moltopresto non vedr pi la libert, e allora meglio ficcarsela be-ne in testa.

    Presentati qui tra unora esatta. Troverai un lasciapassa-re. Ventiquattrore di gattabuia per ogni minuto di ritardo. Enessuna simulazione dinfermit mentale, non ci provare.

    Preparo il fagotto?

  • Certo, e porta del t indiano di prima scelta, io ho troppebeghe da sbrigare. Ci facciamo un teuccio bello forte.

    Quel rompicoglioni riattacca e io, Kolja, rimango l impala-to con la cornetta in mano che rigurgita i suoi angoscianti tu-tuu-tu-tuu, spine che ti si conficcano nel cuore. Allora strappola cornetta e, che tu ci creda o no, l sul pavimento ha conti-nuato il suo tu-tuu ancora per un minuto. Da morta. Che c distrano? Dopotutto anche a noi unghie e barba continuano acrescere dopo morti, no? Ah, Kolja, se tiro le cuoia prima di te,volesse Iddio, tu fammi il favore, mettimi nella cassa un rasoiomarca Era e un paio di forbicine, ok?

    Ma caro mio, se avessimo reagito alla sfiga da veri lavorato-ri responsabili o come certi ebrei, a questora sai pure tu quan-ti infarti, ictus e cancri allintestino retto ci saremmo cuccati.Ho calciato la cornetta defunta sotto il sof, dovevo godermi gliultimi momenti prima di andare a consegnarmi chiss perche per quanto. Ricordo ogni singolo secondo delle due ore checi ho messo per arrivare alla Lubjanka. Dio mio, che secondi,anzi frazioni di secondo e frazioni di frazione di secondo. Co-s ho salutato i cari visi dellalbum di famiglia e contempora-neamente ho dato unultima occhiata dalla finestra alla libertdei passeri. Ho spolverato il Van Gogh. Ho deciso dove na-scondere loro e la grana. Di pagare le bollette me ne fotto, scu-sa lespressione, il gas lo paghi quel luminare della chimica diNesmejanov, e la luce il grande Einstein in persona, visto chese nintende. Dopodich ho predisposto tutto per il momentodel ritorno alla libert: ho apparecchiato la tavola per due conla bottiglia di cognac un po pi vicina al mio posto. Non osavopensare a quante stellette si sarebbero aggiunte sulletichettamentre io ero al fresco. Un anno, una stelletta, poi ancora una,e penso, tu, cognac, diventerai special, poi extra-special, e sepoi diventi addirittura un Napoleon, fa lo stesso, non sono mi-

    10 JUZ ALEKOVSKIJ

  • ca un pivello, prima o poi esco di galera e mi ti scolo, per il san-gue del tempo della mia vita, mi ti scolo con il mio tesoruccioche, eccola, la vedo gi sulla stradina con il suo grembiulinobianco, esce saltelloni da scuola Si infila in una panetteria perqualche commissione

    Non ho preparato il letto per quella notte futura. Perch but-tare minuti preziosi come spiccioli in un salvadanaio? Se il de-stino vorr, lo preparer poi. Cos mi sono seduto un momen-to come si fa prima di un lungo viaggio, in tutto erano passatiquindici minuti dalla telefonata. Ho detto una preghiera. Hostaccato il frigorifero e ho visto una cimice, Kolja. Sai, stavo perspiaccicarla alla parete ma ho provato piet. Perdonami, dico,sto partendo per il paese degli orrori, per un po non avrai nes-suno da pizzicare. Io ti assolvo, creatura vivente, poich ti spet-tano cinquecento anni di vita, e senza la tua razione di sanguecreperai molto prima. Ho preso la bestiolina e con cautela lhoinfilata sotto la porta della vicina di casa, Zoja. Loperazione durata almeno mezzo minuto. Ho portato il geranio in cucina.Ho preparato la mia valigia e sono uscito di casa.

    Nota bene: sono uscito di casa. Sto sulla soglia. Sono fermosulla soglia perch le gambe non si muovono e non debo-lezza, non si muovono e basta. E infatti, a pensarci bene, per-ch dovrebbero muoversi? La strada non la scelgono loro. Alpercorso cha gi pensato il cittadino tenente colonnello Ki-dalla. E se non devono scegliere, allora le gambe se ne stannoin pace. Per Kidalla ha dato unora di tempo e per ogni mi-nuto di ritardo ha promesso ventiquattrore di gattabuia. Faniente, penso, trover una scusa. E nella mia anima scendela stessa pace che nelle gambe. Anche per lei il cittadino te-nente colonnello Kidalla ha segnato la strada. La strada, ciola via, il sentiero, il cammino, la strada maestra, insomma ildestino.

    11LA CANGURA

  • Naturalmente alla eka ci sono andato, ma non mi sononemmeno accorto di come ci sono arrivato perch, Kolja, quel-la volta la vita mi ha assestato una stampellata talmente fortetra le corna che, davvero, in un primo momento non riuscivoa capire: sogno o son desto

    Per strada mi si attaccata al culo una befana. Indovina unpo, le era sembrata sospetta locchiata che avevo rivolto al ri-tratto di Kirlo Mirlo appeso alla vetrina di un alimentari. da un pezzo che la osservo dice la vipera e se lei non deinostri, allora meglio che si presenti di persona alle autoritcompetenti e lo dica. Per caso non le piacciono i cambiamen-ti sopravvenuti nel mondo? aggiunge la piattola occhialu-ta. Allora parli! Qui! Ora! Parli! Invece di fare gestacci di na-scosto e schiumare la bava rancorosa del nemico che si tienefuori dalla mischia!

    Quella pezza da piedi mi d del buono a nulla e, soprattut-to non molla, la carogna, vuole sapere da che parte sto dellabarricata, quella tanghera. Allora mi metto a sputacchiare co-me un sifilitico che sto dalla parte della barricata fatta di mo-bilia soffice e antica, e che mi sto dirigendo al centro malattieveneree per il test Wassermann dopo la copula con una gra-ziosa erede dei nei del capitalismo. Naturalmente le sputacchioin faccia di proposito e penso: e se finissi dentro per teppismo,articolo 74? Ma lo sai bene anche tu: la eka, se occorre, setac-cia tutti i punti di smistamento, galere e gattabuie, fruga nelculo dei reparti pi lontani, ma trova sempre chi vuole trovare!

    A proposito di barricate e mobilia. Vedi quella toeletta? Lhopresa nel 16 da una barricata a Kiev. Costa quanto unautomo-bile al mercato nero ma io non lho venduta, non la vendo enon la vender mai, la mia chicca! Davanti a quello specchio sipettinava Maria Antonietta. Cavolo, Kolja, vuoi dirmi che suc-cede al nostro pianeta? Perch tagliano la testa alle regine? Per

    12 JUZ ALEKOVSKIJ

  • quale motivo? Perch? E a quella biliosa, pensa un po, le fa schi-fo come guardo Karlo Marlo! E non cercare di calmarmi, lasciaperdere. Non sono mica un epilettico. I miei nervetti sono piforti del cemento armato della centrale idroelettrica di Stalin-grado. Alla nostra, caro!

    Grazie a Dio, io e te siamo persone normali! E ricordatelouna volta per tutte: le persone normali sono quelle che dopoogni putiferio del diavolo, con pazienza, attenti a non rompe-re, Dio non voglia, neanche una gamba della pi semplice,sgangherata sedia viennese, demoliscono le barricate. E dun-que gli svitati sono quei fanfaroni che credono di sapere per-fettamente cosa vogliono dalla vita. Mentre cosa pu mai vole-re gente che prende le sedie da casa e le trascina in strada? Lesedie servono per riposare! Tavoli, Kolja, portano i tavoli! Ma sui tavoli che nostro fratello mangia, sabbuffa, pappa, sbafa,rumina, vale a dire si nutre. E per finire, Kolja, queste personetrascinano sulla lercia strada letti, ossia divani, ottomane, sof,materassi a molle e pagliericci, insomma tutto ci su cui la gen-te dorme e schiaccia pisolini per un terzo della giornata, ci pas-sa la prima notte di nozze e lultima, dove i malati giacciono,gli offesi piangono, dove si figlia e si crepa. Sono svitati! Nonriescono nemmeno a mettersi daccordo su qual la loro partedella barricata! Ma basta parlare di loro.

    Mi sgancio dalla carogna e proseguo. Cammino, dico addioalla libert, allaria aperta. Respiro i gas di scarico. Bevo acquafrizzante. Mi fumo una Herzegovina Flor. Guardo le polla-strelle. Addio. E vado avanti. Intanto non perdo nemmenomezzo secondo del tempo che mi hanno lasciato, ripeto, nep-pure una microfrazione di secondo

    Prima di entrare alla eka mi sentivo come quel tizio a cuiavevano dato trecento grammi di crosta secca dicendogli cheera lultimo pane della sua vita. Il tipo era un criminale astuto.

    13LA CANGURA

  • Ha ridotto la galletta in pezzi, poi i pezzi in pezzetti, poi i pez-zetti in pezzettini. Il boia lo sollecita: Datti una mossa, caca-sotto. giunta la tua ora! Io ho finito il turno di lavoro, caro-gna! E il morto che cammina gli fa: Per legge mi spetta difinire lultimo sacrosanto pezzo di pane e ti giuro che diventouna iena se mi rompi, faccio chiamare il Pubblico Ministerodallagente di custodia! E come mai niente acqua?

    Non c via duscita. Il carnefice gli porta un dito dacqua.Quello si mette in bocca una briciolina di galletta, con la lingualarrotola, la srotola, la succhia da tutte le parti, schiocca le lab-bra, geme dal piacere, si gode la

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