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Lo psicodramma in terapia e formazione incipit

Jul 24, 2016

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L'incipit del libro LO PSICODRAMMA IN TERAPIA E FORMAZIONE. NUOVI MODELLI APPLICATIVI (Edoardo Razzini, a cura di, Collana Universitaria Le Muse, 19,00€, Cartman Edizioni) http://www.cartmanedizioni.it/libri/lo-psicodramma-in-terapia-e-formazione/ #psicodramma #psicologia #psichiatria #scienzesociali #educazione #formazione #psicoterapia #libri

  • COLLANA LE MUSE

    Non dicere ille secrita abboce

  • Cartman Edizioni 2015

    Cartman Edizionicorso M. dAzeglio, 102 10126 Torino (Italia)tel./fax +39.0118905849 www.cartmanedizioni.it [email protected]

    ISBN 13: 9788889671566

    Realizzazione grafica di copertina: Dorina XhaxhoIn copertina: Ave Appiano, Onda forma, 2014 (dettaglio)

    Finito di stampare nel mese di dicembre 2015

  • Edoardo Razzini(a cura di)

    LO PSICODRAMMAIN TERAPIA E FORMAZIONE

    Nuovi modelli applicativi

    CARTMAN

  • Indice

    Introduzione 7 di Edoardo Razzini

    Scheda sullo psicodramma 17 di Edoardo Razzini

    Il trattamento istituzionale di pazienti adulti 23 Il teatro della follia: lo psicodramma nellistituzione psichiatrica 25 di Edoardo Razzini, Sabrina Dolcini Le tecniche psicodrammatiche: dalla tradizione allinnovazione 51 di Giovanna Marrone, Edoardo Razzini, Emanuela Pagliarulo

    Il lavoro terapeutico con bambini e adolescenti 75 Lo psicodramma in una psicoterapia infantile 77 di Clotilde Rossi La scena del debutto. Lo psicodramma di gruppo con adolescenti 107 di Stefania Baldo, Gabriella Masotta Trattamento breve di giovani affetti da disturbi alimentari 127 di Edoardo Razzini, Alice Passarini, Sabrina Dolcini Unesperienza di psicodramma con pazienti autistici ad alto funzionamento 157 di Edoardo Razzini, Giovanna Marrone, Valeria Pace

    Lo psicodramma in formazione 187 Il lavoro sul burnout con operatori di comunit 189 di Gabriella Masotta

  • La formazione relazionale dei medici di medicina generale 203 di Edoardo Razzini, Claudia Giangregorio Emozioni in psichiatria. Luso della drammatizzazione con operatori di un dipartimento di salute mentale 219 di Claudia Giangregorio, Edoardo Razzini

    Conclusioni 237 di Edoardo Razzini

  • 7Introduzione di Edoardo Razzini

    Nel lavoro istituzionale con soggetti gravi, ma anche con pazienti in et evolutiva, da tempo invalso lutilizzo di attivit e proposte terapeutiche che non si basano solo sul linguaggio e sulla comunicazione verbale ma anche e soprattutto sulla dimensione della rappresentazione drammatica.Il principio che sottende questa scelta che in molte situazioni, sia per una alterazione sul piano psicopatologico sia per una immaturit nei processi di pensiero e nella funzione comunicativa, la parola, il linguaggio verbale astratto, non veicoli adeguatamente dei messaggi comunicativi significativi.Pensiamo al soggetto psicotico che transita velocemente dal pensiero concreto (nel quale, come diceva Bion, le parole assumono la caratteristica di pietre, cio di oggetti concreti che non portano con s un significato leggibile) al razionalismo morboso di Minkowski che vede, nel suo discorso, giustapporsi parole apparentemente logiche ma vuote di contenuti affettivi. Ma pensiamo anche a bambini e adolescenti che sicuramente si esprimono al meglio con lazione e nutrono nei confronti del linguaggio verbale una sorta di diffidenza, come se si trattasse dellennesimo trucco inventato dai loro genitori per sottometterli.E che dire, infine, di quella tipologia di casi che affollano ambulatori, pronto soccorsi e anche reparti psichiatrici utilizzando avidamente, ma spesso senza costrutto, tutte le proposte che vengono loro rivolte senza molta convinzione da operatori che si sentono letteralmente assediati: mi riferisco al campo ampio e magmatico occupato dai disturbi di personalit tra i quali giganteggia la figura delluomo senza inconscio,

  • 8quel nuovo tipo psicologico che vive solo nellimmediato, non sa tollerare attese e differimenti, non pensa ma agisce, vive in una superficie piatta e angosciante.Credo che sia una esperienza comune affrontare, in ambulatorio o in ospedale, soggetto tossicodipendenti o persone portatrici di un grave disturbo alimentare che parlano come libri stampati dei loro problemi dando nel contempo la sensazione di essere lontani anni luce dal loro interlocutore o, perlomeno, dimostrandosi interessati unicamente a evitare come la peste una relazione significativa.In questi casi ci pu aiutare il concetto di pseudomentalizzazione elaborato, in particolare, dalla scuola di Fonagy, con il quale viene connotata quellattitudine alla intellettualizzazione che rifugge da un reale contatto emotivo con gli altri perch manca di spessore ed esclude ogni coinvolgimento empatico.Ma la mancanza di contatto pu essere riconducibile anche a particolari disabilit che possono ostacolare specificamente la comunicazione e la relazione: ci riferiamo alle varie forme di autismo di cui verremo a conoscere, in questo libro, alcuni simpatici esponenti, i soggetti Asperger con la loro chiusura, le loro goffaggini comunicative, ma anche la grande voglia di superare quelle barriere che loro stessi si sono costruiti intorno.Ma torniamo alle questioni iniziali. La nostra impressione, suffragata da tante esperienze cresciute talora spontaneamente nei servizi preposti alla cura delle categorie dei soggetti succitati, che molti pazienti siano raggiungibili solo attraverso il fare, un fare, intendiamoci, che deve avere una forte connotazione simbolica in modo da veicolare ed esprimere i contenuti del mondo interno del paziente stesso permettendone, laddove sia il caso, la decodifica e la interpretazione.Lo psicodramma, nelle sue varie forme che includono il sociodramma, il role playing, e la possibile integrazione con altre attivit espressive come la musica, la figurazione e il movimento pu costituire un importante strumento per avvicinarsi in modo autentico a vecchie e nuove patologie

  • 9imperniate, appunto, su una specifica impasse della comunicazione simbolica.Se ne accorta da tempo la scuola francese che da pi di cinquantanni si adoperata per integrare la drammatizzazione con la psicoterapia analitica creando un ponte tra Moreno e Freud; ma anche in ambito anglosassone le tecniche psicodrammatiche, pi spesso apparentate alle teorie e alle metodologie cognitiviste, hanno assunto una importanza crescente in campo terapeutico e, soprattutto, riabilitativo.Se, con Alessandrini che espone i meccanismi di funzionamento delle terapie espressive in un bellarticolo su Psychomedia, noi pensiamo che il linguaggio, qualsiasi tipo di linguaggio verbale e non, sia fondato su due modalit di pensiero: il pensiero riflessivo, astratto, logico, e quello simbolico, immaginativo, emotivo, dobbiamo certamente concordare che molte persone si muovano con pi agio o con meno dolore nel secondo ambito, quella popolato da rappresentazioni, immagini, emozioni e sensazioni.Ma allora, seguendo il principio aureo esposto con vigore e onest intellettuale da Zapparoli, secondo il quale non sono i pazienti a doversi adattare alle nostre proposte ma noi terapeuti a doverci piegare alle regole di pensiero e alle esigenze dei nostri utenti, possiamo arrivare a pensare che proprio le tecniche psicodrammatiche possano essere, talora, lo strumento elettivo per raggiungere quella piccola folla di soggetti che non hanno acquisito la capacit di muoversi con disinvoltura e autenticit nei meandri della comunicazione verbale.E il pensiero, a questo punto, va a un grande clinico come Sassolas che interpreta la frammentazione dello schizofrenico come lestremo tentativo, appunto, di evitare il dolore procurato, in questi soggetti, dallattivit mentale.Lo psicodramma e le tecniche rappresentazionali sono caratterizzate dalla adozione di codici comunicativi che poggiano specificamente sul pensiero irriflessivo, emotivo e immaginativo.

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    Pensiamo a una scena psicodrammatica nella quale un paziente, con aspetti fortemente schizoidi, rievoca un trauma dellinfanzia, una caduta apparentemente banale, con poche conseguenze pratiche (due-tre punti di sutura).Nella scena il piccolo incidente produce una reazione (volutamente spropositata) dei genitori che se la prendono con la maestra e, nel contempo, riempiono di attenzioni il figlio ferito. Alla fine, lo stesso soggetto, fino ad allora assolutamente impermeabile a qualunque coinvolgimento affettivo ma abituato a comunicare per teorie, come una sorta di psicologo da rotocalco, mostra gli occhi lucidi e riesce a parlare in modo finalmente accorato di quanto si sentito poco curato dai suoi.Cosa successo? Evidentemente la partecipazione a una messa in scena fortemente connotata sul piano emotivo ha riattivato tracce mnestiche rimosse, soprattutto, scisse dal loro contenuto affettivo, dando al paziente la possibilit di riappropriarsi di una parte significativa della propria storia. Ma rievochiamo anche unaltra vignetta clinica, questa volta ambientata in una comunit dove una paziente molto regredita e disorganizzata ha assunto il ruolo della pecora nera, spesso derisa dagli altri degenti per le sue condotte bizzarre e inconcludenti. il caso di Maria, inserita in un gruppo di psicodramma aperto a tutti gli ospiti, che si scelta ancora una volta il ruolo della guastafeste, interrompendo spesso la rappresentazione e non riuscendo mai a calarsi nella sua parte. Ma in una occasione, quando il gruppo decide di rappresentare la scena di una festa in una villa principesca, la anziana psicotica si propone inopinatamente per il ruolo di una giovane cameriera, a nome Sofia Loren, e inizia a incedere con passo regale sui bordi di una piscina immaginaria sorreggendo un altrettanto virtuale vassoio colmo di bicchieri. la prima di una serie di interpretazioni, sempre pi coinvolgenti

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    e complesse, che gradualmente conducono il gruppo a rivedere radicalmente il giudizio precedentemente formulato su Maria, riuscendo a cogliere le sue ricchezze e ad accettarne i deficit.Lo psicodramma, in questo caso, ha riattivato quelli ch

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