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1 / 4 Data Pagina Foglio 28-06-2020 48/51 L'Espresso Telecomunicazioni ALLA GUERRA L'INVADENZA DELLA CINA. LE PAURE IN OCCIDENTE. I COMPLOTTISMI. IL NUOVO STANDARD CI CAMBIERÀ LA VITA. MA PORTA CON MILLE PROBLEMI DI FEDERICA BIANCHI DA BRUXELLES I 1 prossimo appuntamento è per il 26 settembre. Dopo l'estate, e do- po mesi di proteste prima in Nord Europa poi anche in Italia, dove centinaia di comuni si stan- no rifiutando di ospitare le nuove antenne, attivisti di tutto il mon- do coordinati dall'organizzazio- ne ombrello Stop 5G International scende- ranno in piazza insieme per protestare con- tro la diffusione del 5G. Ad unire questa nuova ondata di luddisti più o meno metaforici è un unico sentimento: la paura. Paura di perdere la salute e paura di perdere la libertà, le due grandi questioni le- gate alla transizione dal mondo analogico a quello digitale. A differenza delle precedenti, la nuova tecno- logia non sarà incrementale. Tra le 100 e le 1.000 volte più veloce del 4G, consentirà l'av- vento della cosiddetta Internet delle cose, ovvero della connessione digitale degli og- getti quotidiani, dal frigorifero all'aspirapol- vere, e permetterà lo sviluppo dei veicoli sen- za conducente e della telemedicina, per non parlare del teleinsegnamento. La nuova in- frastruttura potrebbe spalancare un'epoca in cui, per avvicinarsi, gli uomini non dovranno più muoversi. Saranno i dati a farlo. Ma per avere questo grado di performance, il 5G userà frequenze più alte di quelle attual- mente usate dai telefonini e un numero mag- giore di antenne, e in molti vorrebbero avere rassicurazioni sulla non pericolosità di onde elettromagnetiche che, dalla prima rete mo- bile degli anni Ottanta, oggi sono diventate sempre più pervasive, come denuncia Hans Vanscharen nel suo recente rapporto sulla potenziale collusione con il grande business di Icnirp, la ong tedesca a cui si affida la Com- missione europea per le linee guida sulla si- curezza delle reti mobili. Non solo. Linterconnessione completa tra uomini e oggetti impone una riflessione. Ritaglio stampa ad uso esclusivo del destinatario, non riproducibile.
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Telecomunicazioni ALLA GUERRA - INU

Nov 22, 2021

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ALLA GUERRA

L'INVADENZA DELLA CINA. LE PAURE INOCCIDENTE. I COMPLOTTISMI. IL NUOVOSTANDARD CI CAMBIERÀ LA VITA.MA PORTA CON SÉ MILLE PROBLEMIDI FEDERICA BIANCHI DA BRUXELLES

I1 prossimo appuntamento è per il26 settembre. Dopo l'estate, e do-po mesi di proteste prima inNord Europa poi anche in Italia,dove centinaia di comuni si stan-no rifiutando di ospitare le nuoveantenne, attivisti di tutto il mon-do coordinati dall'organizzazio-

ne ombrello Stop 5G International scende-ranno in piazza insieme per protestare con-tro la diffusione del 5G.Ad unire questa nuova ondata di luddisti piùo meno metaforici è un unico sentimento: lapaura. Paura di perdere la salute e paura diperdere la libertà, le due grandi questioni le-gate alla transizione dal mondo analogico aquello digitale.A differenza delle precedenti, la nuova tecno-logia non sarà incrementale. Tra le 100 e le1.000 volte più veloce del 4G, consentirà l'av-vento della cosiddetta Internet delle cose,ovvero della connessione digitale degli og-

getti quotidiani, dal frigorifero all'aspirapol-vere, e permetterà lo sviluppo dei veicoli sen-za conducente e della telemedicina, per nonparlare del teleinsegnamento. La nuova in-frastruttura potrebbe spalancare un'epoca incui, per avvicinarsi, gli uomini non dovrannopiù muoversi. Saranno i dati a farlo.Ma per avere questo grado di performance, il5G userà frequenze più alte di quelle attual-mente usate dai telefonini e un numero mag-giore di antenne, e in molti vorrebbero avererassicurazioni sulla non pericolosità di ondeelettromagnetiche che, dalla prima rete mo-bile degli anni Ottanta, oggi sono diventatesempre più pervasive, come denuncia HansVanscharen nel suo recente rapporto sullapotenziale collusione con il grande businessdi Icnirp, la ong tedesca a cui si affida la Com-missione europea per le linee guida sulla si-curezza delle reti mobili.Non solo. Linterconnessione completa trauomini e oggetti impone una riflessione. Lì

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N. Astour • AFP I Get

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dove Bruxelles, Pechino e Washington vedo-no la chiave di volta dell'indispensabile tra-sformazione digitale del mondo, tanti citta-dini, non interpellati su quale futuro voglio-no, vedono un vicolo cieco in cui saranno in-filati senza potersi opporre. Dove glioperatori economici scorgono nuove fonti direddito e di innovazione, indispensabili per ilrilancio dell'economia, in molti temono in-cursioni non desiderate nella propria vitapersonale e potenziali manipolazioni dei si-stemi democratici.Il Covid, ancora una volta, ha esasperato icontrasti. «In tre mesi abbiamo fatto un saltonella digitalizzazione per il quale altrimentici avremmo messo 20 anni», dicono fonti del-la Commissione che vogliono rimanere die-tro le quinte: «Adesso sappiamo che un callcenter può essere gestito da casa. E l'interosistema economico che si è svegliato diversoe non tornerà come prima».La presidente Ursula von der Leyen ha fatto

Un megastore dismartphone della

Huawei a Pechino

dell'infrastruttura 5G una delle pietre miliaridella ripresa post virus e della costruzionedella nuova Europa verde e digitale. Con leiconcordano i capi degli Stati membri che nelConsiglio del 9 giugno sull'avvenire digitalehanno invitato la Commissione a presentareun piano di azione aggiornato rispetto aquello del 2018 sia sull'installazione del 5G intutta Europa sia sul futuro 6G, sottolineandocome vi dovranno essere destinate una parteconsistente delle risorse del recovery fund, ilfondo europeo in aiuto degli Stati più colpitidal Covid.Eppure proprio durante i giorni di lockdownsi sono moltiplicati gli attacchi contro le nuo-ve antenne in Gran Bretagna, Olanda e Bel-gio, dove il principale operatore, Proximus, èstato costretto a sospendere la loro istallazio-ne in una città chiave come Louvain-la-Neu-ve. La convinzione di alcuni cittadini era chele onde di ultima generazione aiutassero adiffondere il virus: una tesi che l'Organiz- -

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zazione mondiale della sanità ha definito«biologicamente impossibile». Il passo dasospetto a complotto è però breve. Grazieall'aiuto degli ormai noti gruppi anti-vaccini,anti 5G, antiEuropa e degli istigatori russi ecinesi, veloci a aizzare l'opinione pubblicaeuropea contro i propri governi, è nata la teo-ria che Bill Gates abbia diffuso il coronavirusper impiantare microchip nelle persone. L'in-cubo è quello che le nuove élite mondiali, dicui Gates è simbolo, arrivino a utilizzare latecnologia come strumento di controllo del-la popolazione. Complotti a parte, il control-lo resta la questione chiave: se il 5G ci rendetutti connessi, chi è che controlla il 5G?Fino a un anno fa il tema non era in cima all'a-genda dei politici europei. In ogni singola na-zione gli operatori telefonici facevano le of-ferte per le aste delle frequenze e poi sceglie-vano in autonomia il fornitore delle reti se-condo criteri puramente finanziari.Nell'ultimo anno, e ancora di più negli ultimisei mesi, molto è cambiato. Non soltanto ècresciuta in Europa la consapevolezza che larivoluzione verde è strettamente connessa aquella digitale, che l'una non può avveniresenza l'altra, ma, dopo annidi grande ingenu-ità, per sua stessa ammissione la Commissio-ne ha iniziato a vedere la Cina non solo comepartner strategico ma anche come rivale si-stemico. D'altronde Pechino non nascondepiù le sue ambizioni geopolitiche e non si faalcuno scrupolo nel destabilizzare, con disin-formazione e ricatti, la politica e l'economiadegli avversari.ln un mondo in cui le telecomunicazioni so-no diventate arma geopolitica, í fornitori diinfrastrutture telecom sono attori strategici.Non è un caso che Huawei, leader mondiale,sia cinese. «Il 5G non è solo questione di in-formazioni ma di controllo politico e econo-mico», ribadisce Hosuk Lee-Makiyama, di-rettore dello European Centre for lnternatio-nal Political Economy: «In futuro si potrebbemettere in ginocchio un'organizzazione condue clic».Fondata 33 anni fa da un ex militare, RenZhengfei, Huawei è diventata velocemente lapiù importante multinazionale cinese conquasi 200 mila dipendenti, ed è riuscita aconvincere gli operatori telecom di mezzaEuropa a comprare la sua infrastruttura 4G,lo standard attuale, da cui è facile fare il pas-saggio al 5G. La strategia di penetrazione èstata l'adozione di prezzi molto bassi e una

Meng Wanzhou,responsabilefinanziaria di Huaweie figlia del fondatoredell'azienda, ora agiiarresti domiciliari inCanada. In alto: testsu una stazione baseper un'antenna 5G aDongguan, in Cina

grande attenzione alle esigenze anche noneconomiche dell'acquirente. «Forse se qual-cuno avesse pensato non solo al beneficiodegli azionisti ma anche a quello dei consu-matori si sarebbe potuto chiedere com'erapossibile che Huawei facesse prezzi più alti inCina che in Europa», dice Lee-Makiyama: «Epoi in Europa l'alternativa c'è sempre stata».Huawei a parte, i due principali fornitori diinfrastrutture di telecomunicazioni nel mon-do sono europei: Ericsson e Nokia. «L'Europanel settore è leader ma gli europei, disuniti,non se ne rendono conto e non sfruttano lapropria forza», dice Lee-Makiyama.I due colossi nordeuropei stanno invece co-struendo il 90 per cento dell'infrastruttura5G degli Stati Uniti, che sono privi di fornitoripropri ma che per primi si sono resi conto delpericolo derivante dall'affidare a "venditoririschiosi" la propria rete di telecomunicazio-ne. Già nel 2012, con il presidente BarackObama, per «ragioni di sicurezza nazionale»,impedirono alle loro aziende di utilizzare l'at-trezzatura perle reti mobili di Huawei. L'annoscorso, all'alba della guerra fredda con Pechi-no, il presidente Donald Trump ha di fattovietato a Huawei l'accesso a qualsiasi networkdi telecomunicazione statunitense e ha pre-so a convincere gli alleati a fare altrettanto.Australia e Giappone, per ragioni geograficheben consapevoli del pericolo, hanno subitoescluso Huawei. Il Canada lo ha fatto qualchesettimana fa, al culmine di una saga che è di-ventata anche giudiziaria. A fine 2018 infattigli Usa chiesero a Ottawa l'arresto e l'estradi-zione per truffa della responsabile finanzia-

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ria di Huawei, Meng Wanzhou, figlia del fon-datore, che da allora è ag i arresti domiciliarinella sua villa di Vancouver. Per ritorsione, e adimostrazione dell'importanza strategica diun'azienda come Huawei, Pechino ha rin-chiuso nelle sue prigioni segrete un diploma-tico e un uomo di affari canadesi, MichaelKovrig and Michael Spavor, e ha espulso dal-la Cina i giornalisti del New York Times e del-la Washington Post. Lo scorso 27 maggio untribunale canadese ha stabilito che Mengsoddisfa i requisiti per essere estradata e su-bito dopo i tribunali di Pechino hanno giudi-cato i due canadesi colpevoli di spionaggioper conto di potenze straniere mentre un ter-

• zo canadese è stato condannato a morte pertraffico di droga.

8 In Europa fino a pochi mesi queste vicende- sembravano solo scene tratte da un film di

spionaggio: la competenza in tema di sicu-g rezza nazionale infatti dipende dai singoli

Stati che hanno sempre proceduto in ordine• sparso, con la stessa scarsa attenzione cheg riservavano allo sviluppo tecnologico. Poi laE Gran Bretagna a gennaio ha limitato al 35 per

tisc cento la quota di mercato di Huawei e pochigiorni fa, su pressione di Washington, ha an-

ó nunciato un'ulteriore revisione della presen-• za di Huawei sul suo territorio.

II Vecchio Continente si è finalmente reso• conto che Huawei già controlla tra il 18 e il 40

j per cento della quota del mercato delle an-tenne 5G e tra il 2 e il 30 per cento del cuoredella rete 5G, dopo essersi imposta con il 4G

a • nella scorsa decade. «In Europa la quota diLL mercato che Huawei detiene grazie all'opera-

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Attivisti del movimento

ecologista ExtinctionRebellion durante una

protesta contro il 5Gnel centro di Bruxelles,il 5 giugno scorso

Prima Pagina

tore Vodafone è addirittura maggiore di quel-la che Huawei detiene in qualsiasi operatoretelefonico cinese», sottolinea l'ad John Stranddella società di consulenza danese Strand. Sein Italia, uno dei mercati più avanzati al mon-do per la diffusione del 5G (dopo Corea delSud e Cina), la dipendenza di Vodafone daHuawei è al 50 per cento, i sistemi di teleco-municazioni di Grecia, Repubblica. Ceca, Un-gheria e Romania dipendono completamen-te dall'operatore cinese.Ma, tra pressioni statunitensi, atteggiamentisempre più aggressivi da parte di Pechino euna maggiore reattività della Commissione,l'atteggiamento dei leader europei sta cam-biando. Il primo segnale si era avuto il 29 gen-naio scorso con la loro sottoscrizione della"cassetta degli attrezzi" che identifica tutti irischi del 5G, inclusi quelli relativi all'interfe-renza di Stati non Ue odi fornitori appoggiatida terzi, e indica come gli Stati europei, sin-golarmente responsabili della propria sicu-rezza, possono reagire. «È stato lo spartiac-que della strategia sul 5G dell'Europa», dico-no dalla Commissione: «Da allora un nume-ro sempre maggiore di Stati ha sottratto latecnologia "centrale", quella strategica, aHuawei e la sta affidando agli operatori euro-pei». Il rapporto sui risultati di tali interventiuscirà ai primi di luglio. Vodafone intanto haannunciato che nel giro di cinque anni e alcosto di 200 milioni di euro rimuoveràHuawei dal "core", dal cuore dell'infrastruttu-ra e British Telecom è stata costretta a fare lostesso. In Germania, fortemente dipendentedalla Cina anche nel settore delle telecomu-nicazioni, il dibattito è in corso, nonostantela riluttanza di Deutsche Telekom. E anchenel resto d'Europa, sotto la pressione di Com-missione e Consiglio europeo.Sul campo si stanno delineando due scuole dipensiero: chi vuole una certificazione dei for-nitori affidabili e chi un sistema aperto grazieal quale le aziende telecom potranno assem-blare forniture diverse. Il tempo stringe: Bru-xelles vuole la rete 5G in piedi e funzionantealmeno in tutti i centri urbani entro il 2025per non restare indietro rispetto a Cina e Usa.Ma perché la nuova tecnologia diventi davve-ro la sua spina dorsale, la nuova Europa nonpotrà fare a meno di elaborare un solido pia-no comune in materia di sicurezza, informa-tica e non, e di salute. Solo così le antennesmetteranno di fare paura. ■

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