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La Saggezza Dei Greci - Preve

Apr 06, 2018

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  • 8/3/2019 La Saggezza Dei Greci - Preve

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    editrice petite plaisance

    Costanzo Preve

    La saggezza dei Greci.Una proposta interpretativa radicaleper sostenere lattualit dei Greci oggi

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    A suo tempo Louis Althusser sostenne che [] una losoa non viene al mondocome Minerva nella societ degli dei e degli uomini. Essa esiste solo per la posizione cheoccupa, ed occupa questa posizione solo conquistandola nello spazio pieno di un mondogi occupato.

    Non sono un althusseriano, perch non condivido la riduzione dello spazio losocopropriamente detto a spazio epistemologico e/o ideologico. In questo senso Althusser non certo un continuatore dei Greci (che sono infatti del tutto assenti nel suo pensiero al dil di un uso di Epicuro ridotto a teorico della cosiddetta aleatoriet). E tuttavia la suaaffermazione si adatta perfettamente a descrivere la situazione di chi intende tentare unanuova interpretazione dei Greci. Le interpretazioni sono infatti state negli ultimi due secolitalmente numerose che chiunque ci provi deve conquistarsi il suo posto nello spazio pienodi un mondo gi occupato. E questo sar infatti anche il mio caso.

    Divider la mia argomentazione in sei parti successive. In primo luogo, dar la miapersonale interpretazione del nucleo vivente (o se vogliamo della saggezza permanente)del pensiero greco classico. Qui siamo di fronte evidentemente ad uno spazio pieno di unmondo gi occupato. In secondo luogo, svolger alcune riessioni sul pensiero ellenistico,a partire dai giudizi opposti (ma a mio avviso segretamente complementari) di Hegel edel giovane Marx. In terzo luogo, mi porr il sempiterno ed irrisolvibile problema dellacontinuit e/o della discontinuit fra il cristianesimo ed il mondo classico dei Greci, insiemeal problema pi specico (e forse pi facile da risolvere) della continuit o discontinuitfra Platone ed Aristotele e la teologia cristiana, particolarmente domenicana. In quartoluogo, esaminer il momento storico di massimo allontanamento dai Greci, e cio ilmomento della costituzione formalistica del soggetto, da Descartes a Kant passando per

    Hobbes. In quinto luogo, esaminer invece il processo storico contrario di progressivoriavvicinamento ai Greci, da Hegel ad Heidegger passando per Marx. I paragra quartoe quinto sono essenziali per comprendere il rapporto dei Greci con la nostra modernit. Nelsesto paragrafo far alcune considerazioni nali, con un commento sullinterpretazionedata da Nietzsche al mondo greco.

    1. Lagiustizia, LamisuraeiLcaos.iLmacrocosmonaturaLeeiLmicrocosmocomunitariodeigreci

    Nelle sue Lezioni sulla losoa della storia Hegel ci suggerisce una interessantissimachiave di interpretazione del pensiero greco, sostenendo che [] da quella innitezza

    costanzo Preve

    La saggezza dei Greci

    Una proposta interpretativa radicale per sostenere lattualit dei Greci oggi

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    orientale, dal capovolgimento di tutto il nito, dalla incapacit della persona a conoscersicome individuo, noi siamo giunti allOccidente, ed abbiamo imparato a conoscere lo spiritogreco. Il Greco ha onorato e ad un tempo animato il nito.

    Questa affermazione di Hegel pu essere divisa in due parti. Vi infatti unaffermazione,

    tipica dellepoca e del suo eurocentrismo sicuro di s, per cui gli orientali sarebberostati caratterizzati da una innitezza e da una sostanziale incapacit della persona ariconoscersi come individuo. In base alle nostre maggiori conoscenze (e non solo in baseal politicamente corretto che la globalizzazione culturale attuale porta con s), possiamodire che questa affermazione di Hegel non pu e non deve essere incollata allIndia,alla Cina, al Vicino Oriente, eccetera. Lasciamo questa operazione pigra ai sostenitori allaHuntington dello scontro di civilt dellOccidente contro lOriente. Per i Greci lindividuo(atomon) era sempre collocato in un insieme sociale (polis, koinonia), e come vedremo piavanti nel quarto paragrafo, lindividuo moderno inteso come in-dividuum , e cio come

    entit non ulteriormente divisibile, ha dovuto aspettare Thomas Hobbes e RobinsonCruso. Inoltre, la persona in greco la maschera (prosopon , di cui persona solo latraduzione latina), e non a caso Marx la ribattezzer pi di duemila anni dopo mascheradi carattere (Charaktermaske). In ogni caso, il rapporto fra il pensiero orientale (quale?Ebrei, Indiani, Cinesi, eccetera?) e la nascita dellindividualit possiamo per il momentolasciarlo da parte per non appesantire la discussione. La seconda parte dellaffermazionedi Hegel per a nostro avviso geniale, e la adotteremo completamente. Affermando che[] il Greco ha ad un tempo onorato ed animato il nito, Hegel ci permette di inquadrareil cuore della questione, e di partire cos con il piede giusto.

    Animando il nito, e considerandolo capace di sviluppo autonomo (il termine grecoper natura, physis , deriva dal verbo phyo , crescere, e non consente quindi neppureconcettualmente la distinzione cristiana fra natura naturans e natura naturata, intesa comecreatore e creato), il pensiero greco ha prodotto una concezione del mondo in cui al mondostesso attribuita la capacit autonoma di sviluppo, e questo esclude di fatto la necessit diricorrere ad una divinit monoteistica creatrice. Questo non comporta affatto la conclusioneche i greci fossero atei, o precursori del moderno ateismo (Michel Onfray), ma portapiuttosto a ripensare la tesi per cui il mondo dei Greci fosse pieno di dei, e togliendo aiGreci gli dei gli si toglieva anche gli uomini (Walter Otto).

    E tuttavia la chiave di tutto sta nella frasetta per cui i Greci avrebbero onorato il

    nito. Ma che signicher mai onorare il nito? In proposito (ma ci ritorneremo nelquarto paragrafo) onorare il nito non pu certamente signicare onorare il nitodellindividualismo utilitaristico di Adam Smith oppure il nito della conoscenzanita dei fenomeni della critica alla metasica di Immanuel Kant. Per i Greci il nitoera sicuramente qualcosa di diverso dai signicati (peraltro convergenti) dati a questaparola da Adam Smith e da Immanuel Kant. E che cosa avr voluto dire allora il terminenito? Per capirlo, bisogner prima metterlo in correlazione dialettica con il termineinnito-indeterminato (apeiron), e comprenderne poi lesatto signicato nel contesto storicoe sociale dellepoca.

    Troviamo la chiave per farlo in Diogene Laerzio (cfr. IX, I5), ove si ricorda che ilgrammatico alessandrino Diodoto aveva gi attestato che il poema sulla natura di Eraclito

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    La saggezza dei Greci

    non trattava in realt della natura, ma del governo dello Stato, e che gli accenni alla naturavi stavano dentro in funzione di modello. Eraclito faceva parte della generazione politicadi Aristagora di Mileto e di Ermodoro di Efeso, e cio della generazione che riut lasottomissione ai persiani del re Dario e che restaur lisonomia , e cio leguaglianza dei

    cittadini di fronte alla legge. Questa isonomia, tuttavia, si accompagnava in Ermodoro ed inEraclito, che era suo seguace e compagno, alla necessit di instaurare in citt unausteritegualitaria che impedisse il lusso e lostentazione delle ricchezze. Gli efesini preferironola sottomissione alla Persia piuttosto che seguire questa via basata sul metron, e cio sullamisura, ed allora Eraclito attu una secessione personale dalla sua stessa citt, che nonpoteva pi amare ed in cui non poteva pi identicarsi. And a vivere sullakropolis, e silimit nei suoi ultimi anni di vita a giocare ai dadi con i ragazzini.

    Lungi dallessere un aristocratico, Eraclito era dunque una specie di ultrademocratico,e non neppure difcile capirlo con una corretta interpretazione dei frammenti di ci che

    restano. Nel frammento 30 sostiene che questordine [isonomico], identico per tutti non lofece n un uomo n un dio. Esso da sempre, e sar fuoco sempre vivo, che regolarmentesi accende e regolarmente si spegne. Quelli che credono di sapere che per Eraclitotutto scorre (panta rei), mentre per Parmenide tutto resta invece immutabile hanno quiqualcosa su cui riettere. Eraclito contrappone ci che comune (koinn), ed cio tipicodella isonomia democratica, a ci che particolare nel diritto consuetudinario nobiliare(Frammento 125 a), e ripete che il popolo deve combattere in difesa della legge isonomicacome combatterebbe sulle proprie mura contro il nemico (Frammento 44).

    Si potrebbe continuare, ma qui non si tratta di argomentare solo una nuova interpretazionedemocratica di Eraclito. Qui si tratta di comprendere invece, secondo la venerabileinterpretazione di Diodoto, che lintreccio fra la dialettica del macrocosmo naturale e ladialettica del microcosmo comunitario la chiave per intendere correttamente il pensierogreco e la stessa nascita della losoa, che alcuni chiamano anche (scorrettamente e conunindebita retroazione storica dello spirito dellilluminismo e del positivismo posteriore)razionalismo occidentale. Ma i Greci non si dividevano in irrazionalisti e razionalisti,e neppure in idealisti e in materialisti. Essi cercavano di pensare unitariamente la realt,ed in questo pensiero unitario coesistevano insieme lIdeale e il Materiale (utilizzo quila dicotomia complementare utilizzata dal francese Maurice Godelier e dal russo EvaldIlienkov). Lasciamo al vecchio Engels ed al giovane Onfray la retrodatazione ai Greci di

    uninesistente contrapposizione fra Materialisti (buoni) ed Idealisti (cattivi).Per i greci lEssere esisteva, ma non era certamente lEssere della onto-teologia cristiana

    trascendente o della (complementare) onto-teologia immanente del defunto materialismodialettico sovietico, imposto da Stalin con un decreto del comitato centrale de

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