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King's Road

Mar 22, 2016

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King's Road number 0

  • Back To The Punk

    Rolling Stones

    Underoath

    Editors

    Keith Haring

    and more...

    SPECIAL EDITION

  • Kings Road

    Executive Producer: Marco Mantovani

    Executive Director: Ilaria Rebecchi

    Cover: Steve Diggle - Buzzcocks (pic by Paolo Zauli)

    Back cover: David Bowie (pic by Paolo Zauli)

    Editors: Maril Cattaneo, Maurizio Cerutti, Chiara Colli, Cristian Cristofari, Massimiliano Manetti, Matteo Peotta, Marianna Pillan, Ambra Rebecchi, Gianluca Vinci, Matteo Visentin

    Photographers: Monelle Chiti, Pietro Costama-gna, Giorgio De Cicco, Alessandra Di Gregorio, Elena Di Vincenzo, Valentina Giora, Emanuela Giurano,Virginia Michetti, Mike Pireddu, Ambra Rebecchi, Markus Sotto Corona, Michele Spinnato, Gianluca Vinci, Francesco Zanet, Paolo Zauli

    Art Director: Valentina Giora

    Thanks to: Sara Filippini, FlipOut Skate Shop, Eduardo Mele, Giulia Mezzavilla, Raptor Studio

    INFO:kingsroadmagazine@yahoo.itMarco Mantovani: +39.348.7343959Ilaria Rebecchi: +39.347.3577370

    SO

    MM

    AR

    IO

    MUSICA4 - Back To The Punk: Buz-zcocks, Wire, Uk Subs, Hugh Cornwell, Wailers vs Clash11 - Editors12 - Underoath14 - The Bloody Beetroots15 - Hot Chip16 - Matt Hyde17 - Levinhurst19 - Linea 7721 - Strength Approach23 - Sound Dreaming: The Rol-ling Stones 24 - On Stage: Adam Green, Dave Matthews Band, Kasabian, Imogen Heap28 - Something To Remember: Iron Maiden29 - Reviews32 - Brand New Sound34 - The Wall

    ARTE38 - Andy Docet: Keith Haring41 - Comics: Alberto Brul43 - Salone Internazionale del Mobile44 - Writing Crew: Nolac46 - Exciting Exhibitions

    CINEMA48 - Jacopo Rondinelli52 - Hall Of Movies

    BOOKS55 - The Book: Easter Parade56 - A.Live

    FASHION58 - 430 Kings Road

  • Come una bomba ad orologeria, predisposta in un preciso momento per sconvolgere lordine precostitui-to e rompere con qualsiasi altra concezione musicale precedente. Fu il punk, non solo inteso come musica, ma come un vero e proprio movimento. Alla ne dei 70s il Regno Unito venne travolto da questa ondata. Tutto o quasi doveva essere diverso, a cominciare dallapproccio alla musica stessa. Se no allora cera la convinzione comune che per suonare fossero ne-cessarie delle particolarit doti tecniche o canore, con il punk chiunque poteva accedervi. Ognuno poteva fare una band. Basso, batteria, chitarra distorta. Voci stonate, di proposito o meno, questo non aveva molta importanza. Forse per la prima volta la musica divenne davvero libera e di tutti. Ma il movimento fu anche moda. Il punk fece suoi degli oggetti e degli abiti, al ne di porre una netta linea di demarcazione con tutto il resto che cera stato prima. Il punk doveva riconoscersi, distinguersi, soprattutto dalla borghesia. Spille da balia, chiodi, anbi, maglie

    bucate, creste e capelli colorati, tutto in un modo o nel-laltro divenne simbolo di quella subcultura che covava nel sottosuolo dellInghilterra. Se la moda venne in-uenzata, la musica venne stravolta. Quasi da subito orirono delle band molto innovative, il cui sound e atti-tudine, spesso, differivano uno con laltro. Il messaggio contenuto nelle liriche fu un altro aspetto decisamen-te caratteristico. Nichilismo, autodistruzione, protesta sociale, antifascismo, guerra agli oppressori e molto altro. Molte band affrontavano in modo diretto, senza possibilit di malintesi, dei concetti nuovi, originali e molto spesso assolutamente non tollerabili dalla mas-sa. Lo scontro divenne in breve inevitabile. Tutto questo fu punk.

    Nel giro di qualche mese sono passate in Italia 3 band britanniche che guarda caso hanno mosso i primi pas-si in quegli anni e che ancora oggi, seppur con qualche inevitabile cambiamento, di line-up, sanno ancora su-scitare forti emozioni.

    4 di Marco Mantovani e Ilaria Rebecchi 5

    BUZZCOCKSMilano, 28.01.10 Nel 1977 erano tra i paladini e i fondatori del punk made in UK. Dopo Sex Pistols e Clash ci stanno a buon di-ritto loro: i Buzzcocks. Vederli ora nel 2010, in Italia, fa un certo che. Pete Shelley e Steve Diggle sono due simpatici signori di mezza et, forse un po provati dal-la vita, ma che di cose da raccontare ne avrebbero a tonnellate. I Buzzcocks hanno aperto per i Sex Pistols, hanno avuto di spalla i Joy Division degli esordi e poi diviso il palco con Nirvana, Pearl Jam, per citare un paio di nomi. Non male per una band che nel 1977 si vide boicottata dalla BBC per il singolo Orgasm Addict. Il testo conteneva riferimenti sessuali troppo esplici-ti cos lemittente britannica si riut di trasmettere il pezzo. In effetti fu quasi sempre una peculiarit della band quella di trattare temi riguardanti la sessualit, ma anche omosessualit e bisessualit. Troppo per la benpensante Inghilterra!

    Ora siamo a Milano pi di trentanni dopo e vedere che alle 23 passate quei signori di Manchester non sono ancora saliti sul palco mi stupisce un po. Nessun con-trattempo, prima ci sono state delle band di spalla. Lo ammetto, sono un po scettico sulla performance live. Chiss, trenta o magari quaranta minuti li reggono Vengo smentito prontamente dalla scaletta che mi ni-sce tra le mani. Faccio un rapido conto del minutaggio dei pezzi e tra una cosa e laltra concludo che andre-mo oltre quello che mi aspettavo. Venti e pi canzoni di punkrock vecchio stile come quasi pi nessuno sa fare

    e in pochi apprezzare. Le migliori ci sono tutte: Fast Cars, I Dont Mind, Ever Fallen in Love. Nonostante, qualche sbavatura e qualche problema iniziale di suono il pubblico apprezza e in molti sem-brano davvero divertirsi. Le voci dovrebbero essere alzate di volume e infatti dopo qualche brano il fonico corregge il tiro. Dietro a me un inglese e uno scozzese, rispettivamente di Liverpool e Edimburgo, sono eccita-ti come ragazzini al vedere i conterranei Buzzcocks e a bene guardarli direi anche coetanei. Veri fan e dopo avermi fatto volare la birra un paio di volte ci stringo amicizia. Lo show va avanti spedito, senza diminuire dintensit dallinizio alla ne. Mister Shelley canta davvero bene e al di l dellaspetto sembra che gli anni non abbia-no intaccato la sua voce. Dopo quasi una ventina di pezzi lo show sembra essere al capolinea. Posano gli strumenti e fanno nta di andarsene, ma non ci vuo-le un esperto per capire che a breve torneranno sul palco per chiudere col botto. Come un po mi aspetta-

    vo lasciano tre classici per il gran nale. Sar anche lentusiasmo generale che serpeggia, ma a me a pare che il meglio lo diano proprio alla ne. Chiudono con

    Oh Shit, Ever Fallen in Love e ovviamente limmanca-bile Orgasm Addict. Il pubblico partecipa attivamente cantando le tre canzoni. Da parte loro grossi sorrisi e strette di mano. Un atteggiamento molto diverso dallo show dei Pistols che vidi un paio danni prima. A dir poco inavvicinabili. Lopinione positiva che serbo non sarebbe cambiata, ma certo questi sono punti in pi per loro.A parte un paio di accenni di rissa ho limpressione che la gente se la sia goduta almeno quanto me.Daccordo non siamo a Manchester, questo non il 77 e fuori non c quel fervore musicale che stravolse la musica e il Regno Unito in quegli anni. Ma che piaccia o no questi signori, con brani un po demenziali e uno stile tutto loro, una trentina danni fa seppero ritagliarsi uno spazio assolutamente personale in un movimento, quello punk, che sanc una svolta epocale. Forse non un capitolo, ma almeno un paragrafo della storia della musica Shelley e soci lhanno scritto. Per una grigia sera di gennaio non andata male.

    BACK TO THE PUNK

    pic Paolo Zauli

  • 6WIREVicenza, 3.10.09Storici della scena punk-rock britannica, precursori della new wave made in Uk, innovativi plasmatori di musica ancora attuale, evolutisi dallesordio del 1977 con Pink Flag al recente album, post litigi e reunion, Object 47, sperimentando svariate inuenze, dalla wave al punk in chiave moderna, capace di stare al passo con i tempi, gli Wire, in ununica data italiana cult per appassiona-ti, hanno fatto assaporare quasi due ore di puro punk di stampo 80s in celebrazioni vocali e ritmiche e gusto per la melodia pi coinvolgente, tra ricchezza culturale e memorie dei passati show sperimentali.

    In un composto intellettuale di eleganza sonora e minimalismo anti-eccesso, la musica degli Wire ha stupito per tripudio sonoro inneggiante al movimento ma non alla rabbia, come n da Pink Flag si pales in brani brevi che hanno in s levoluzione del punk e lironia lirica a celebrare un fantasioso assioma vincente di rock massiccio ma mai brutale. Colin Newman e soci hanno suonato e cantato il mistico crescendo di Heartbeat, The 15th dalla soste-nuta base ai limiti dellavanguardia grunge, la struggente potenza di Pink Flag, il richiamo new wave di He Knows, la sperimenta-zione di In The Art of Stipping e lassoluta potenza di 12xu, in un crescendo emozionale tra bis sostenuti ed interminabili, quasi a sfamare il desiderio di arte del pubblico.

    Aggreganti e allucinati, oscuri e decadenti, ambiziosi e sperimen-tali, persino a distanza di anni, tra dance, wave e rock, con quella coerenza di fondo a delineare lo status creativo di una delle forma-zioni pi inuenti della musica moderna che, comunque vadano mode e tempi, sar sempre anni luce avanti a tutti.

    UK SUBSVicenza, 27.02.10Un salto back to the past 70s, con i Subversives U.K., rinomata formazione londinese che dal 1976 ad oggi riesce a far rivivere lesaltazione di un punk passato ma mai sedato. Se gli U.K. Subs, da Another Kind Of Blues (79) allultimo 666 Yeah, datato 2006, hanno, con quasi 30 album, saputo costituire parte di quella subcultura giovanile dellepoca emersa in unInghilter-ra subissata da problemi sociali, infarcendo di ruvidit diretta le stesse sonorit dei pi celebri Sex Pistols, Clash e Damned, senza rinunciare a blande linee me-lodiche di tutto rispetto e facili alla memoria, rivederli dopo oltre 30 anni di tras